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Negli ultimi 10-15 anni luso del monitoraggio dinamico della pressione arteriosa è divenuto sempre più frequente, sia nella diagnosi dellipertensione arteriosa che nella valutazione del trattamento antiipertensivo. I motivi di tale diffusione sono molteplici e in gran parte legati allevidenza di una serie di limiti che la tradizionale misurazione sfigmomanometrica della pressione arteriosa presenta nella valutazione del reale profilo pressorio di un individuo. La scarsa accuratezza della misurazione pressoria sfigmomanometrica è in gran parte dovuta alla marcata variabilità che caratterizza la pressione arteriosa nellarco delle 24 ore; fenomeno questo che rende poco rappresentativa la misurazione isolata della pressione arteriosa ottenuta il più delle volte in pochi minuti nellambulatorio medico o in ospedale. Un altro problema è rappresentato dalla ben nota reazione dallarme indotta nel paziente dal medico che esegue la misurazione, con conseguenti incrementi di pressione arteriosa variabili da soggetto a soggetto e tali da causare spesso una sovrastima dei reali l valori pressori di un individuo. E evidente che ciò limita notevolmente laccuratezza diagnostica, specialmente in quelle forme di ipertensione borderline o in quelle denominate per lappunto da camice bianche in cui il rialzo pressorio è discontinuo e spesso indotto proprio dalla visita medica. Questi problemi sono rilevanti anche nella valutazione dellefficacia del trattamento anti-ipertensivo sia nella pratica clinica quotidiana sia negli studi clinici su farmaci anti-ipertensivi, ove possono portare a una sottostima dellefficacia reale del trattamento in atto. In questo campo, ulteriori limitazioni della misurazione pressoria sfigmomanometrica sono rappresentate da: Una scarsa riproducibilità nel tempo,
per la quale un singolo valore pressorio per quanto ottenuto in condizioni standard, e
cioè con il paziente in posizione supina o seduto in una certa ora del giorno e sotto un
certo regime terapeutico, risulta difficilmente uguale a quello ottenuto una settimana o
un mese dopo nelle stesse condizioni e con la stessa terapia anti-ipertensiva. Il cosiddetto e ben noto effetto
placebo descritto già da anni per il quale anche la somministrazione di una
compressa di sostanza inattiva può indurre di per sé una riduzione pressoria
imprevedibile e veriabile da soggetto a soggetto. Date le
limitazioni della tecnica sfigmomanometrica, non stupisce che numerosi studi abbiano
dimostrato che i valori di pressione arteriosa ottenuti con questa metodica siano in grado
di predire con minore precisione il possibile danno dorgano relato
allipertensione di quanto non faccia la pressione arteriosa media delle 24 ore
ottenuta mediante monitoraggio dinamico. Alcuni tra questi studi hanno inoltre dimostrato
che non solo il valore medio delle pressione arteriosa delle 24 ore ma anche il suo grado
di variabilità nel corso del giorno e della notte è significativamente e
indipendentemente correlato con il danno dorgano agli organi bersaglio
dellipertensione. Come a dire che se vogliamo proteggere un paziente iperteso dal
rischio di complicanze cardiovascolari è necessario non solo ridurre il livello medio di
pressione arteriosa, ma anche lentità delle sue fluttuazioni. Questo ha ovvie
implicazioni pratiche nella scelta della terapia anti-ipertensiva. Sotto la spinta di
tutte queste osservazioni lutilizzo clinico del monitoraggio dinamico della
pressione arteriosa si è progressivamente diffuso negli ultimi anni, ed una delle sue
più frequenti applicazioni cliniche è oggi proprio la valutazione dellefficacia
del trattamento anti-ipertensivo. |
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